End Of The Night

Take a journey to the bright midnight…


Archivio di Novembre, 2009

Oggi

Aspettando il pullman. Basta stare fermi due minuti alla fermata, e si perde di colpo la concezione del tempo.
D’improvviso sembra quasi di essere lì da un’eternità, fissando il punto di strada più lontano, nell’attesa che quel grande veicolo blu entri nella nostra visuale; e poi prendere il biglietto dal portafoglio e metterlo in tasca, per averlo sottomano al momento di passare per l’obliteratrice.
Il mostro si ferma; poi l’apertura decisa della porta, i gradini; e il viaggio. Il viaggio silenzioso e profondo, attraversando paesaggi rurali, autostrade, case e ville, discariche d’auto ambulanti e non. Strade, strade e ancora strade, per poi giungere al capolinea, incrociare gli sguardi di tutti, sentire provenienze e mete diverse, punti di partenza che si accavallano coi punti di arrivo. Non è che un infinitesimo stralcio di vita, un momento unico e irripetibile, pur nella sua monotonia. E’ ciò che saltuariamente viene chiamato “routine”, ciò che più non ci sconvolge, che ci scivola sugli occhi, spesso nella più totale indifferenza. E’ solo uno sfondo parallelo del nostro essere in continua crescita interiore: ogni immagine rimane accostata alle ripetute domande, alle continue contraddizioni, delusioni, alle infatuazioni; al contempo ogni immagine apre un universo alle infinite risposte, spesso incongruenti, contrastanti e devastanti, sempre diverse. Ma, seppur nel loro essere all’apparenza irrilevanti, esse celano il più grande dei beni: attestano la nostra capacità di percepire, oltre che di essere. Di avere visioni più o meno concrete, giuste o sbagliate che siano, sentirle scorrere rapide insieme al nostro sangue, nelle vene, nel cuore, in ogni nostro gesto, in ogni lacrima, in ogni carezza. Sentirsi feriti, bruciati e torturati, e al contempo avanzare a testa alta, capire, soprattutto dai propri errori, e non darsi mai per vinti. C’è chi banalmente definisce questo processo “crescere”, chi invece gli dà un senso tutto nuovo, alterando quel barometro che poteva sembrare tanto universale e oggettivo, quello del “giusto e sbagliato”, del “bene e male”, di “amore e odio”, e di ogni altro opposto spigolo che ruota vorticosamente attorno a noi stessi, e allo stesso tempo attorno a tutti gli altri. E rappresenta meglio di ogni altra cosa l’immensa infinitudine della realtà. Un microcosmo nell’universo galattico. Il nostro microcosmo. Unico e personale.


Mostri

Li vedo.
Vedo i loro
languidi spettri

bianchi e
insonni nel buio
della notte.

Miserabili,
giacerete tiepidi
su monti di creta.

Inermi.


Mattino soleggiato

Colori brillanti,
giorno che cresce,
clacson

e urto d’auto,
lamenti
e minacce di morte.

I balconi si fanno spalti.
Maggiolone giallo
brillante,

mi hai fatto tirare giù
tutti i santi del mondo.


Nebbia

Eco di luci
risuona
su nubi

di nebbia.
Nascosti e
tremolanti

personaggi
alterati
scivolano

per le vie
della notte.
Rossa

di nuovo.


Guidando

Lucciole.
Piangono briciole
di lacrime.

Mi sono fermato
per far passare
due cani.

E mi è sembrato
il momento più
giusto del mondo.

Animali
nella notte rossa.


Nella piazza

Tramonto.
E le ombre
s’allungano.

Gelo e vento.
Lacrime di condensa
brillano sui vetri.

Tenebre.
Si alzano tremando
nella sera immensa.

E bianchi spettri
accendono i fuochi
ballando.

L’inizio dei giochi.
E la fine
di ogni speranza.